A piedi per l'isola di San Pietro
Passeggiate, trekking, hiking, punti di interesse
Passeggiate, trekking, hiking, punti di interesse
L'isola di San Pietro è attraversata da un vasto intreccio di sentieri. Si tratta delle antiche strade carrabili, delle mulattiere e dei percorsi pedonabili che collegavano, e ancora collegano, le località interne delle sue numerose regioni caratterizzate dalla bellezza dei suoi paesaggi collinari: attraversano piane, canaloni, terrazze, bricchi da cui si possono ammirare vasti e bellissimi panorami (da: Antonio Pascale Opisso, Ritorno sui passi fatti).
Percorrendo questi sentieri, magari con l'amico a quattro zampe o facendo trekking oppure hiking, immerso nei colori e nei profumi della macchia mediterranea, delimitati spesso da muretti a secco, il camminatore incontrerà molti punti di interesse quali: baracche, aie, vecchi pozzi, resti di siti minerari ed archeologici.
Purtroppo però, accade di incontrare viottoli poco praticabili per la crescita selvaggia della macchia mediterranea, e anche peggio imbattersi negli scarichi di materiali vari. Immaginiamoci quale sarebbe allora la reazione del turista che si aspetta di trovare splendidi scenari. A mio avviso, bisogna educare le nuove generazioni e far nascere in loro il rispetto per l'ambiente e tutte le sue manifestazioni natura, archeologia e cultura. Potrei suggerire all'amministrazione comunale un'idea che possa smuovere le giovani generazioni. Individuare nel nostro territorio i luoghi di interesse ambientale, archeologico e culturale (questo può essere compito della vecchia guardia) e darli in gestione a giovani imprese che possano attivare la valorizzazione dei luoghi attraverso la pulizia e la marcatura dei sentieri (Titino Opisso, da Carloforte Racconta, TRM).
I materiali inseriti in questo sito sono il risultato di ricerche sui libri che trattano dell'isola di San Pietro, ricerche online e testimonianze sui social.
Contattatemi per segnalare nuovi itinerari e materiali da inserire nel sito ma anche per commentare le escursioni.
Se avete necessità di camminare in compagnia o di arricchire la vostra conoscenza del territorio contattate una guida iscritta nell'apposito albo.
RISPETTIAMO LA NATURA, LE COSE E LA PROPRIETA' ALTRUI.
Buoni passi.
Salvatore Nucci
Argiolla in loc. Banchi
Forno di Calavinagra
Grotta di punta delle Oche
Cartina turistica
Segnavia CAI
Muretti a secco in loc. Nassetta
Montagna di Ravenna
Strada romana vicino al Faro
Ci sono luoghi che puoi attraversare mille volte e per mille volte ti prendono l'anima, sempre.
Sono le sensazioni che abbiamo vissuto l'altro ieri nell'immergersi in quello spazio infinito di terra, di mare e di cielo che è il Golfo del Becco.
In prossimità del Ciò, salutata la colonia di astragalus maritimus, la pianta erbacea scoperta nel 1837 dal botanico Giacinto Moris, endemismo dell'isola unico al mondo, la magnificenza della costa, le falesie con mille balze a precipizio sul mare, tra scogli scuri aguzzi, affioranti dalle acque, provocano nel viaggiatore un senso di stordimento indescrivibile.
Tutto attorno si apre uno scenario di colline verdi che s'intrecciano l'una con l'altra, di incisioni che arrivano al mare, col dominante e superbo Bricco della Guardia coi suoi 190 metri circa d'altezza, il terzo dopo Guardia Mori e Tortoriso.
Hai bisogno di fermarti, guardare intensamente e in silenzio prima che i tuoi occhi assimilino la grandiosità selvaggia del paesaggio.
Anche da questo angolo di Mediterraneo, sale un messaggio di armonia universale che invita alla riflessione e alla speranza in un mondo segnato oggi da tante oscurità.
Con Roberto e Victor, amici speciali del mio vagabondare, assimilato lo stupore visivo dell'insieme, ci rimettiamo in cammino con la giusta cadenza.
Un'andatura lenta che si spoglia degli usuali ritmi del quotidiano, se non quelli dettati dalla luce solare, prima che svanisca nel tramonto infuocato di questa giornata d'ottobre.
Sopra di noi il verso tipico dei falchi, il kek-kek-kek, ci accoglie.
Da qui si diparte il loro regno, negli anfratti minuti ed innumerevoli delle scogliere, fino all'isolotto di Stea, un habitat molto ampio che da secoli questi uccelli hanno eletto a loro casa.
Un' esistenza non facile per i falchi questa estate, mi raccontano gli amici Lipu, a causa della scarsità di cibo (piccoli passeriformi e grossi insetti), venuti a mancare nelle sufficienti quantità, come effetto del prolungato caldo torrido.
Improvvisamente il loro canto si trasforma in un verso di battaglia, stridulo e concitato.
Il perché è presto detto: alcuni falchi stanno difendendo strenuamente, con arditi attacchi fatti di virate, discese e salite, il loro territorio e i loro piccoli, dall'assalto delle temibili e invadenti cornacchie.
Tra un poco essi ci lasceranno per fare ritorno in altre isole, a migliaia di chilometri di distanza, nell'Oceano Indiano, secondo i ritmi di vita loro assegnati dalla natura.
Nel proseguire ci imbattiamo negli immancabili muretti a secco, messi su, pietra dopo pietra, in questi luoghi impervi, da mani forti a segnare, presumibilmente, i limiti delle concessioni minerarie che hanno bucherellato queste terre fin dalla antichità alla ricerca dell'ocra.
Saliamo sempre più su, lungo uno stradello appena accennato, tra una macchia molto sofferente per la prolungata mancanza di piogge e ci portiamo a ridosso dell'incredibile Punta dei Laggioni.
Un promontorio a sella di cavallo, composto da una roccia friabile, instabile, lavorato nel tempo da tempeste potenti di maestrale e libeccio, fino a spolparlo nelle sue dimensioni originarie, nell'attesa che, nei secoli futuri, probabilmente, si trasformi in un piccolo isolotto o faraglione, completamente staccato dalla terra ferma.
Superata la Punta dei Laggioni, lungo la balza che segue, sotto di noi si apre una spiaggia estesa, ad alta energia, formata da pietre cadute dalle pareti scoscese e levigate dal mare.
Davanti, un poco in controluce, si fa più nitido l'ex villaggio minerario del Becco con le sue casette addossate le une alle altre, quasi a proteggersi da venti potenti che spazzano quei luoghi, una volta carichi di vita, di fatiche immani, di uomini che scendevano nelle viscere della terra, ed oggi diventato luogo di vacanza.
Infine la familiare sagoma del possente Faro che domina la costa occidentale dell'isola fin dal 1864, con la sua alta torre circolare in pietra e i suoi fasci di luce, ad indicare la via al naviglio, per quanto le moderne tecnologie offrano oggi strumenti ben diversi per la sicurezza della navigazione.
Ci portiamo a ridosso del canalone delle Spine. Ovunque, nel nostro passaggio, le impronte dei nuovi dominatori dell'habitat, i cinghiali, qui importati improvvidamente da alcuni "amanti" dell'isola.
Nel canalone, a qualche decina di metri dal mare, ci accolgono le rovine di un forno di calcinazione in cui veniva liquefatto l'ocra per essere poi venduta in Francia o altrove.
Sia questo, che quello quasi intatto di Capo Rosso, furono costruiti nella seconda metà dell'ottocento dall'allora titolare delle concessioni minerarie, un imprenditore francese, ma non ebbero molta fortuna e furono ben presto abbandonati.
Il trasporto del minerale in quel forno e viceversa è probabile che avvenisse via mare, con modalità tipiche dei galanzieri; bilancelle, lunghe tavole in legno sospese tra barca e spiaggia di sassi, coffe e tanta fatica.
Non v'è traccia alcuna di passaggi o carrettiere per ipotizzare trasporti via terra come a Capo Rosso.
Forse gli studiosi qualcosa di più preciso potrebbero dirci.
Gli spuntoni rocciosi delle Spine, ci accolgono in un mare dolce, disteso, fra grossi e piccoli ciotoli levigati alla perfezione dalle acque intanto che il sole comincia la sua parabola verso l'orizzonte diffondendo una luce calda e intensa.
Una nuova esperienza si conclude nel tardo pomeriggio.
Un senso di sazietà si fa strada in noi dopo avere camminato, osservato, commentato ogni tratto, ogni particolarità di questo percorso assoluto, avendo già la testa e le gambe proiettate al prossimo viaggio nell'Isola nostra.
Le foto sono di Rosso Victor, Bullegas Roberto e Volpe Salvatore.
Descrizione percorso di Volpe Salvatore.